Hanno provato a colpire Salvini

Giulio Sapelli smonta il Russia-Gate: “A Salvini è stata tesa una trappola. I francesi e i tedeschi sono capacissimi di fare queste cose – Il M5S? È eterodiretto. La piattaforma Rousseau ha evidenti legami con l’estero, che vengono fuori dallo stesso stemma del Movimento… Basta conoscere la storia inglese, leggere i libri della professoressa Yates… Conte? È ben vestito, con dei fazzolettini belli e buone cravatte.”

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/ldquo-hanno-provato-colpire-salvini-rdquo-giulio-sapelli-smonta-209310.htm

Cooperative Italiane insieme a FdI

Cooperative Italiane esprime apprezzamento per i 15 punti programmatici presentati da Fratelli d’Italia per le elezioni del parlamento europeo del 26 maggio.

L’attenzione riservata ai temi legati ad un futuro modello di Europa, che non sia da ostacolo alla crescita e allo sviluppo di tutte le attività produttive che operano e assumono in Italia per difendere il lavoro italiano ed il made in italy, è la ragione che ci consente di avere  fiducia  in Giorgia Meloni e in tutta FdI  in questa campagna elettore ed invitare i 1.200 enti aderenti a sostenerla con il voto.

Il Presidente

Claudio Milardi

DEF, Sapelli: “Lo spread non conta niente. PD contro disoccupati e pensionati”

Giulio Sapelli

Lorenzo Lamperti per www.affaritaliani.it 

Professor Sapelli, come si può analizzare la reazione dei mercati alla decisione presa dal governo con il Def?

Non mi sembra che le cose siano così catastrofiche come i giornali mainstream e le opposizioni paventavano. Anzi, tutt’altro. Che le borse reagissero non positivamente nei primi momenti era inevitabile ma mi pare che le performance sui mercati siano tutt’altro che drammatiche.
Un risultato positivo sul quale influisce probabilmente anche il il buon risultato di Wall Street in seguito all’accordo sul Nafta tra Stati Uniti e Canada (a proposito, anche qui i soliti “bene informati” ci hanno detto per mesi che l’accordo non si sarebbe mai fatto).
Sono in leggero calo solo le banche per il riverbero dello scossone dato dal governo, ma anche qui poca roba. Il senso generale è che i mercati hanno reagito in maniera positiva. Il comparto industriale tira, così il petrolifero. Insomma, l’apocalisse sulla quale qualcuno ha marciato per qualche giorno non c’è stata, come d’altra parte avevano già previsto Savona e lo stesso Tria.

Si temeva molto l’aumento dello spread. Timori infondati?

L’economia di un Paese non si giudica dallo spread. Le mere technicality non sono uno strumento adatto a capire come gira il mondo, anche se in molti vorrebbero farci credere che sia così. Le cose importanti sono due: rimettere in moto la crescita e la fiducia degli investitori. Se si fa più debito ma allo stesso tempo si stimola la domanda aggregata e si fanno investimenti infrastrutturali per far crescere industria ed edilizia gli sviluppi non possono che essere positivi.
Non si può leggere tutto secondo lo spread. Si guarda alla stabilità politica, alla durata, ai fondamentali. Le famiglie italiane hanno una ricchezza privata molto diffusa e sono molto meno indebitate non solo di quelle americane ma anche di quelle inglesi o francesi. Certo, siamo anche un Paese con diverse disuguaglianze ma l’immagine di un’Italia mentecatta non è realistica, ci vorrebbe anche un po’ di pudore quando si analizzano le cose.

Perché l’Italia tiene nonostante le fosche previsioni degli scorsi giorni?

Gli investitori di lungo periodo ragionano sulla stabilità politica più che sui numerini europei e sono più lungimiranti della nostra stampa mainstream. Quello che mi fa dispiacere è che le opposizioni politiche abbiano cavalcato i dettami di spread e compagnia. Il Pd è sceso in piazza sposando le tesi ordoliberiste e manifestando contro disoccupati e pensionati. Se la sinistra vuole scomparire come sta accadendo anche altrove come in Svezia, deve solo continuare così. Mi dispiacerebbe molto se questo accadesse ma questo sarebbe il momento per stare tutti insieme, non per gridare all’arrivo della troika.

Secondo lei c’è qualcuno che sperava o spera ancora in uno sviluppo negativo per l’Italia sui mercati?

Parte della borghesia “vendedora” tifa per il default, così come alcuni uomini politici seguaci o esponenti della tecnocrazia che da Strasburgo e Bruxelles arriva a Roma. Tecnocrazia dalla quale traggono potere e, alcuni di loro, reddito.

L’Italia deve temere opposizioni o eventuali sanzioni dell’Unione europea?

Le sanzioni europee lasciano il tempo che trovano. Su Francia, Spagna e Germania sono state aperte procedure a iosa, molto di più che sull’Italia, ma non è mai successo nulla. Il problema sono sempre gli investitori. La cosa importante è mantenere la loro fiducia. Per questo sarebbe meglio evitare ministri che scendono in piazza, così come sarebbe meglio che il presidente della Camera Fico si mettesse la cravatta. Non siamo mica a El Salvador. Gli investitori tengono conto anche di queste cose.

Avere un deficit più alto è un rischio reale?

Il rapporto tra deficit e Pil non significa nulla dal punto di vista della stabilità economica. Ci si dimentica sempre che lo Stato non funziona come funzionano le famiglie e le imprese. E poi, posso raccontarle un’altra cosa?

Prego.

Quando mio padre ha smesso di lavorare gli hanno dato la pensione in Bot. Quando è morto, pace all’anima sua, mi hanno dato 30 milioni. Questo per dire che quando si parla di debito lasciato ai nostri figli si dicono una serie di menzogne o stupidaggini.

Visto che lo spread si calcola sulla differenza di rendimento tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, come se la passa in questo momento la Germania?

Angela Merkel mi sembra in forte difficoltà da un punto di vista politico. Se crolla il centro tedesco è una catastrofe per tutti, anche se mi sembra una stupidaggine definire “nazisti” quelli dell’Afd. Ma bisogna sottolineare che a Berlino non se la passano bene neanche dal punto di vista economico. Come avevo previsto, credo sia arrivata anche in Germania la deflazione secolare, con previsioni di crescita dello 0,4%. E per la Merkel è un suicidio non reinvestire il surplus commerciale.

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